6. Dal breve al brevissimo
6.6 Loop, contenuti effimeri e live
Potremmo grossolanamente dividere i formati istantanei in tre diverse categorie: i loop (boomerang, GIF o altro), i video brevissimi (TikTok o contenuti effimeri come le Instagram Stories) e per finire le dirette, dove la dimensione del tempo si appiattisce al punto da non esserci distanza tra il momento in cui il contenuto viene creato e quello in cui viene distribuito e consumato.
Partiamo dai loop. Inizialmente furono le GIF animate, uno dei primi formati creativi partoriti dalla rete nel lontano 1987. Il Graphic Interchange Format rendeva possibile la creazione di piccole animazioni utilizzando la pubblicazione di immagini in rapida successione e in un circolo potenzialmente infinito. Proprio questo moto ricorsivo ipnotico dà al formato quel caratteristico sapore surreale e onirico che tanti tra grafici e animatori hanno sfruttato, facendolo tornare di grande attualità a distanza di anni dalla sua invenzione soprattutto su una piattaforma come Tumblr (oggi caduta un po’ in disgrazia). Il meccanismo è il medesimo alla base dei Boomerang di Instagram che fondano la propria efficacia nella possibilità di mettere in loop un brevissimo frammento video della durata di pochi secondi. In questo modo trasformiamo un momento della nostra esistenza in una specie di tableau vivant a disposizione di amici e seguaci.
Seguono i cosiddetti micro formati, ampia categoria all’interno della quale inseriamo tutti quei contenuti della durata inferiore ai 20’’: dalle storie di Instagram agli Snap di Snapchat. Per la sua ampiezza, questa è la categoria più difficile da chiudere in un perimetro ma vale comunque la pena spendere due parole sull’impatto che i contenuti effimeri (si chiamano così quelli destinati a sparire dalla rete dopo un breve lasso di tempo) hanno avuto nella nostra dieta mediatica negli ultimi anni. Come accennato, la rivoluzione delle “storie” creata su Snapchat ed esportata con successo su Instagram le ha portate a essere il formato più consumato nella piattaforma di proprietà di Facebook, superando persino le normali foto e video postate in timeline. A illustrare l’importanza in termini di storytelling del formato è Evan Spiegel, fondatore di Snapchat e inventore di questa nuova tipologia di contenuti, che sostiene come, per la prima volta, grazie agli Snap e alle Instagram Stories siamo capaci di raccontare online una storia nell’esatto ordine cronologico in cui accade. Fino ad allora potevamo fotografare qualcosa solo dopo il suo svolgimento, magari avendo avuto cura di aggiungere anche della post produzione. I contenuti effimeri ci hanno dato la possibilità di catturare la contemporaneità di un evento mostrando il prima e il durante, fornendo quindi nuove dimensioni alla nostra vita online.
L’ultimo scalino di questa discesa sempre più ripida è quello dei video in diretta. Prima è stato Facebook che ha provato a basare su questo linguaggio la propria offerta video, finanziando anche gli esperimenti di molti importanti editori internazionali (BuzzFeed, New York Times e altri). Sono seguiti YouTube e Instagram che hanno gradualmente potenziato gli strumenti per lo streaming in tempo reale messi a disposizione degli utenti. Recentemente la piattaforma social d’elezione per questo tipo di contenuti è diventata Twitch, ora di proprietà di Amazon.
Twitch, inizialmente dedicata allo streaming nell’ambito del gaming, ha da diverso tempo allargato la propria base di utenti e creator ospitando dirette delle tipologie più disparate: da commenti di contenuti televisivi, fino a podcast e semplici racconti di vita vissuta più o meno divertente più o meno prevedibile. Molti Twitcher hanno deciso di condividere online porzioni sempre più grandi della loro esistenza, trovando inedite maniere di interagire con i propri seguaci attraverso la piattaforme social. Il meccanismo messo a disposizione da Twitch e dai diversi plug in disponibili permette agli utenti di fare donazioni in tempo reale ai creator in diretta in quel momento e persino di intervenire nelle dinamiche della loro performance influenzando la colonna sonora del video o obbligando gli streamer live all’ascolto di determinate canzoni o messaggi registrati. Come mai prima d’ora, la dimensione virtuale dei social ha una ricaduta nella realtà di chi ha deciso di condividere la propria esistenza in tempo reale. Diventa improvvisamente tangibile e dimostrabile il concetto di «onlife» teorizzato dal filosofo Luciano Floridi che spiega come non ci sia sostanziale differenza tra la nostra vita virtuale e quella che erroneamente chiamiamo reale. Esiste piuttosto una osmosi tra le due dimensioni che si influenzano a vicenda componendo un unico spazio sospeso tra due piani diversi.
Più in generale, i meccanismi del racconto dei live streaming si fondano sulla sensazione di imprevisto atteso, qualcosa che è destinato a succedere ma non sappiamo esattamente quando. Le “punizioni” musicali inflitte agli streamer su Twitch dai propri seguaci a cui abbiamo accennato, ma anche il celebre cocomero esploso da BuzzFeed qualche anno fa. Due redattori vestiti con tute da lavoro e occhiali protettivi si impegnano ad attorcigliare elastici attorno a un grosso cocomero. L’esito è inevitabile e il frutto esplode sotto la pressione di 679 elastici, con conseguente inzaccheramento dei redattori. Tanto è bastato perché più di 800.000 persone nel mondo si sintonizzassero alla diretta Facebook di BuzzFeed per assistere al disastro annunciato, arrivato dopo quasi un’ora di lavoro. Alla stessa maniera, Red Bull Italia ha deciso di annunciare un evento che vedeva coinvolto il rapper Salmo mettendo degli enormi blocchi di ghiaccio sotto il sole. I dettagli dell’operazione (molto attesa dai fan del musicista) erano all’interno dei cubi, e per scoprirli si sarebbe dovuto attendere il loro scioglimento. Anche questo, un evento prevedibile ma collocato in un punto imprecisato nel futuro. Persino il cruciverba in diretta Facebook del New York Times rispetta lo stesso meccanismo di attesa condivisa in cui la soluzione delle domande, e conseguente soddisfazione di chi vi prende parte, è destinata ad arrivare a patto che la community della rivista ci lavori insieme nello spazio commenti dello streaming.
Non è un caso che mentre gli eventi streaming sportivi hanno un grande successo (e player importanti come DAZN) i concerti live facciano molta più fatica a imporsi nella dimensione digitale, anche in questo periodo di sospensione dagli eventi dal vivo dovuta alla pandemia. Mentre un incontro di calcio è un format dall’esito ogni volta differente, l’esibizione musicale rispetta una scaletta già nota e l’elemento di imprevedibilità è al minimo diminuendo dunque l’aspettativa e l’attenzione di chi lo fruisce.