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6. Dal breve al brevissimo

6.5 Formati istantanei

Col passare degli anni i social si sono popolati di animazioni e montaggi ancora più brevi dei video social appena analizzati. Per comodità andremo a raccogliere tutte queste tipologie di contenuti sotto l’unico cappello di formati istantanei, esaminandoli con un veloce ma doveroso excursus. Si tratta di piccoli flash della durata di qualche attimo, scampoli visivi a volte destinati a sparire dopo ventiquattro ore, in cui non c’è tempo per rispettare la classica costruzione del racconto (incipit, svolgimento, conclusione) e che si accontentano di aprire degli squarci, iniziando delle conversazioni destinate a concludersi altrove, in un altro momento. Saper maneggiare frammenti così sfuggenti può essere più difficile che organizzare un video format tradizionale, che nella sua complessità è però obbligato a rispettare regole formali che, nel caso dei formati istantanei, saltano del tutto. Per spiegare il paradosso ci aiutiamo con una citazione cinematografica. Il mercenario Léon, ideato da Luc Besson, al momento di illustrare alla piccola Mathilda la differenza tra le varie tecniche a disposizione di un killer le racconta come la bravura di un assassino si veda dalla sua capacità di avvicinarsi alla vittima usando armi sempre più discrete. I meno esperti sceglieranno di colpire l’obiettivo dalla distanza utilizzando un rumoroso bazooka, o un fucile di precisione, mentre i più abili si avvicineranno alla preda così tanto da poterla eliminare con una silenziosa lama di coltello. Anche noi, che non siamo dei killer ma cacciatori di attenzione, dovremo essere capaci di selezionare il formato e la durata giusta del nostro content a seconda dell’obiettivo che ci siamo prefissati, tenendo a mente che proprio i formati istantanei sono spesso l’arma più efficace per colpire l’immaginario del nostro pubblico, a patto di riuscire a farlo avvicinare abbastanza. L’app in cui questo linguaggio iperveloce è nato e ha iniziato a prosperare è stata Vine. Fondata nel 2012 e subito acquisita da Twitter, questa piattaforma basava la propria esistenza su una serie di video della lunghezza massima di soli 6’’, fornendo gli utenti anche di rudimentali strumenti per il montaggio. Questa estrema limitazione nella durata, unita alla possibilità di rielaborare creativamente il materiale sono state un’importante svolta nei codici di comunicazione social, fino a quel momento circoscritti da lunghezze e spazi ben differenti. Personaggi come l’entertainer Jérôme Jarre o il mago Jack King dimostrarono subito le potenzialità di una comunicazione, basata su idee ultra semplici che dovevano avere un impatto nel giro di pochi istanti. Nonostante l’importanza seminale, Twitter chiude Vine nel gennaio del 2016, costringendo i suoi utenti più attivi a migrare verso altre piattaforme (soprattutto Instagram e YouTube). E anche la futura Musical.ly che, proprio prendendo in prestito molte delle funzioni di Vine (il linguaggio del playback musicale, la durata dei video estremamente limitata), si trasformerà poi in TikTok, arrivando a dominare lo scenario social globale.