4. Chi ha bisogno di un'idea
4.4 Bisogna perdere tempo

La citazione è attribuita a Joseph Conrad, lo scrittore di Cuore di tenebra, e dice: «Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?». Sarà capitato anche a voi di approfittare dei momenti morti della vostra giornata per viaggiare con la mente. Accade viaggiando con i mezzi pubblici, o durante lunghe passeggiate o, appunto, guardando un punto lontano senza un motivo particolare. È in questi momenti che si attiva il Default Mode Network (DMN da qui in poi). Uno studio del 2015 ha approfondito il modo in cui le diverse parti del nostro cervello contribuiscono al pensiero creativo e a quanto pare il DNM è una di quelle fondamentali. Questa struttura è quella responsabile del nostro pensiero introspettivo, dell’immaginazione rivolta al futuro e della costruzione di simulazioni mentali, tutte attività che sembrano vicine all’elaborazione di nuove idee. Come spesso accade però la creatività nasce da un meccanismo dialettico tra diverse entità. Infatti lo studio, intitolato Default and Executive Network Coupling Supports Creative Idea Production, ha scoperto che il DNM lavora in tandem con l’Executive Control Network (ECN) che si occupa invece di tutte le attività cerebrali rivolte all’esterno come il passare da un compito a un altro, il ripescare qualcosa dalla memoria o la risposta a stimoli esterni.
Gli studiosi hanno chiesto ai partecipanti al test di eseguire diverse azioni complesse mentre venivano sottoposti a una risonanza magnetica. Questo ha permesso di evidenziare in tempo reale quali parti del cervello venivano coinvolte nelle diverse occasioni. Il risultato è stato quello di osservare una sorta di balletto tra il DNM e l’ECN che passano dal lavorare in opposizione, fondamentalmente gestiscono compiti opposti tra loro, al collaborare. I due network entrano in sintonia soprattutto quando bisogna svolgere attività che necessitano la valutazione di alcuni pensieri e riflessioni. Semplificando il risultato dell’esperimento si potrebbe dire che il DNM si occupa del brainstorming iniziale, partorendo una serie di idee senza applicare troppo spirito critico. Subito dopo entra in azione l’ECN che seleziona i pensieri che meritano di essere approfonditi dalla collaborazione tra i due sistemi. Roger Beaty, il primo autore dello studio, ci tiene a precisare che una delle conclusioni più importanti dell’esperimento è quella di smentire la convinzione per cui il pensiero creativo è a carico soltanto di alcune parti del cervello quando invece si tratta di un lavoro che coinvolge l’organo nella sua totalità. «Il cervello creativo è cablato in modo diverso, le persone più creative riescono a far lavorare reti che solitamente non collaborano tra loro».
La scienza conferma che ogni momento della giornata, non solo quello in cui siamo seduti davanti al foglio bianco, è uno scampolo di tempo in cui si può avere una buona intuizione. Per questo è fondamentale prendere sempre appunti e segnare tutto quello che vi viene in mente, anche ciò che a una prima occhiata pare una sciocchezza. Ci penseranno il tempo, l’esperienza e le altre parti del nostro cervello a fare una selezione. Svegliandoci il giorno dopo e guardando le note nell’agenda o sul cellulare capiremo cosa tra quello che abbiamo scarabocchiato è pura farneticazione e cosa invece vale la pena portare avanti. Solo annotando le nostre idee ci sentiremo liberi di dimenticarle. Poco importa se anche l’unica buona idea che decideremo di coltivare avrà bisogno di essere limata, semplificata, rivista e discussa con collaboratori e soci. Avremo comunque un punto da cui partire.