4. Chi ha bisogno di un'idea
4.6 La lezione di Enzo Mari

C’è un video YouTube che torna utile per spiegare come valutare un processo creativo. Il designer Enzo Mari è ospite di una trasmissione televisiva e illustra alla lavagna il proprio pensiero a una presentatrice che lo ascolta in silenzio. Traccia una linea retta orizzontale e dice: «A un estremo mettiamo la più alta qualità conosciuta: Piero della Francesca, Bach…» per poi passare a descrivere il percorso degli studenti e degli apprendisti di oggi che, per quanto motivati, difficilmente saranno in grado di eguagliare tali maestri fermandosi sulla retta tracciata ben prima. Mari chiede provocatoriamente: «Che cosa si insegna oggi nelle nostre scuole? La creatività, la libertà…» e prende a mulinare le mani aggiungendo con fare sprezzante: «Non esiste oggi parola più oscena, più malsana della parola creatività». L’elemento che secondo Mari è fondamentale e che invece viene spesso dimenticato è il partire rilevando l’eccellenza altrui e di conseguenza tendere a essa. Il designer disegna uno scarabocchio sulla lavagna, un ghirigoro che rimane attorcigliato al punto di partenza: «Così si produce il nulla, la merda».
Sono affezionato a questa clip di appena due minuti e mezzo non soltanto perché è sempre divertente ascoltare del turpiloquio in bocca a un venerato maestro, ma soprattutto per il modo in cui distrugge il concetto di libertà creativa, concetto che oggi rischia di essere particolarmente pericoloso. La creatività, ben lontana dalla accezione positiva utilizzata da Bruno Munari, si è trasformata in una parola completamente svuotata di senso, una commodity appannaggio dei più grandi brand mondiali, da quelli tecnologici allo streetwear fino al beverage, e utilizzata nella sua forma fantasmatica per vendere prodotti di ogni genere. «Compra questo se vuoi essere creativo» ci viene ripetuto negli spot on e offline. Pur non trovando nulla di disdicevole in questo tipo di marketing i professionisti che non vogliono solo ammantarsi di’un’aura ma produrre davvero contenuti in maniera credibile hanno il dovere di sgombrare il campo da ogni malinteso. Bisogna continuare a “rilevare”, come dice Mari, ciò che di buono e ottimo viene prodotto attorno a noi consumando e studiando qualunque tipo di contenuto, imparando a capirne il valore e a farne una radiografia per comprenderne il funzionamento.
Il video di cui vi ho raccontato è tratto da un programma del 2012 ma a distanza di qualche anno il pericolo di smarrirsi nel labirinto della libertà creativa, ulteriormente intricato dalla diffusione di internet, è anche maggiore; e il monito a non cedere alla tentazione di fare esperimenti fini a se stessi e rischiare di creare “merda”, per usare le parole del Maestro, è più che mai necessario.
Un aforisma dell’imprenditore e investitore Naval Ravikant sintetizza questa necessità di vedere, ascoltare e avvicinarsi quanto più possibile a ciò che ci interessa imitare, riprodurre o raggiungere. «Leggi ciò che ami finché non amerai leggere», un avvertimento a tutti quei professori e genitori che costringono figli e studenti a “buone letture” forzate, senza capire che l’unica maniera di stimolare l’amore per la materia è dare a ciascuno il tempo di sviluppare i propri strumenti critici, cosa impossibile se si procede per tappe forzate attraverso un percorso intellettuale costruito da altri. Soltanto andando avanti con le nostre forze saremo in grado di rilevare, con piacere, ciò che di buono ci circonda, alimentandoci intellettualmente di ciò che ci fa stare bene, magari addirittura avvicinando il nostro lavoro a quello dei maestri, Enzo Mari compreso.