2. Come organizzare una Content Strategy
2.6 Internet è una radio

A questo punto il quadro è completo. Abbiamo gli assi abbiamo il buco nero al centro e una definizione di riferimento per ciascuno dei quadranti che si sono composti. Una buona strategia di contenuti, come una qualunque classica ricetta, contiene un po’ tutti questi elementi e inevitabilmente un po’ della zona morta, in quanto errore sistemico tipico di una qualunque impresa editoriale. Pensate a un sito di informazione generalista: troverete aggiornamenti sugli ultimi eventi dal mondo, sia in forma di agenzie brevi che di opinioni più ragionate, così come articoli di approfondimento (magari legati alle pagine più fredde come quelle culturali) slegati dall’attualità e, ovviamente, anche un po’ del «Lonely Web» di cui parlavamo che opportunamente distribuito attraverso un media mainstream può diventare l’argomento più discusso del giorno superando persino l’attualità più stringente.
Ogni categoria va dosata passando al momento giusto da un quadrante all’altro del nostro schema. Proprio questo movimento rotatorio mi ha fatto ricordare dove avessi già visto una struttura del genere. La radio: ogni palinsesto radiofonico è basato sul concetto di clock orario, una forma che ho studiato quando mi occupavo della programmazione musicale di MTV Italia, canale che prende in prestito la struttura del proprio palinsesto proprio da quello delle radio. Anche la programmazione di un progetto editoriale online, nella sua forma più essenziale, segue la stessa struttura circolare e oraria di una radio solo che al posto di categorie e generi musicali ci sono le diverse tipologie di contenuto che abbiamo analizzato in ogni quadrante. Se una qualunque radio via etere divide la propria playlist in categorie come alta / media / bassa rotazione (le novità discografiche), successi ricorrenti (canzoni vecchie di qualche mese che suonano ancora attuali) e oldies (classici indimenticabili), il responsabile contenuti di un progetto editoriale allo stesso modo deve capire in quale percentuale riprodurre ciascuno degli ingredienti a sua disposizione per raggiungere il posizionamento desiderato.
Il vostro sito è come una radio che si occupa soprattutto di novità? Allora lo spazio dedicato alla playlist in alta rotazione, ovvero le notizie del giorno, sarà più ampio di quello dedicato alle canzoni del passato senza per questo dover eliminare del tutto questa categoria. Siti di informazione e attualità come Tgcom24 o il sito di agenzie quali Agi o Ansa hanno un corrispettivo radiofonico in stazioni quali RDS o Radio Deejay fortemente incentrate su una playlist di novità discografiche. Esistono invece stazioni radio che hanno la propria ragione di esistere nella nostalgia come della scoperta di gemme del passato. Da quelle dedicate a un decennio specifico (Radio Italia anni ’60) a quelle focalizzate su un generico passato musicale (Radio Capital). Ecco che il corrispettivo in termini di siti internet di queste stazioni sono blog come Dangerous Minds, Atlas Obscura, Brain Pickings o in maniera più sfumata lo stesso Vice dove il grosso della produzione è concentrata su temi specifici, magari di nicchia, che però garantiscono una profonda penetrazione su un target verticale specifico. Proprio Vice, gruppo di origine canadese ma ora con base in USA, è stato il primo a fondare la sua linea editoriale sull’esplorazione delle subculture internazionali alla ricerca di quanto di più strano e particolare esistesse nel tentativo di attirare l’attenzione di comunità verticali o lettori distratti in cerca di un’informazione diversa da quella dettata dall’agenda setting.
Qualcuno potrebbe chiedersi: perché ispirarsi a un clock radiofonico e non a un palinsesto televisivo? La strategie di contenuto di un progetto digitale sono più vicine a quelle di una radio perché in un clock, così come online, l’elemento fondamentale è quello del flusso e della continuità tra una canzone e l’altra. Questo a differenza della televisione, dove a fare da padroni sono invece gli appuntamenti dei singoli programmi che rimangono ben distinti tra loro. L’obiettivo finale di chiunque crei contenuti su internet è quello di produrre una crescita di pubblico organica e questo avviene creando nell’audience un’abitudine a visitare un determinato sito, account social o canale video. Questo accade perché ci si riconosce come parte di una community, indipendentemente dal singolo appuntamento o contenuto o talent in conduzione. Questo riconoscimento tra pubblico e editore di riferimento c’è infatti spesso in ambito radiofonico ma non altrettanto con in quello televisivo. Si partecipa alla Deejay Ten, la corsa organizzata da Radio Deejay, perché si vuole far parte di quel progetto editoriale e non soltanto perché si ascolta una singola trasmissione o si ammira un determinato speaker. All’opposto gli spettatori della prima serata televisiva si muovono secondo un meccanismo diverso, questi spesso non conoscono neppure cosa viene trasmesso nello stesso canale durante le altre ore del giorno e difficilmente parteciperebbero a un evento sul territorio dedicato a una community che di fatto non esiste. Vi immaginate una maratona organizzata da Rai 1 per i suoi spettatori più affezionati? Io no, e neanche loro.