5. Di cosa parliamo quando parlavamo di video
5.3 Produzioni: a cosa pensare prima di partire

Ora che abbiamo chiarito il perimetro del discorso e fatto un po’ di luce sul cuore oscuro della materia (tutti prima o poi abbiamo cercato online un video di incidenti stradali) entriamo nel merito di come si crea un format digital. Come prima cosa dividiamo il mondo video in due macro categorie. La prima è quella delle produzioni, ovvero i video più lunghi e complessi composti essenzialmente da immagini originali, girate ad hoc, spesso in micro studi o in esterna. La seconda categoria è quella dei più semplici social video ed è spesso basata sulla rielaborazione di footage d’archivio o user generated e dove la percentuale di girato originale è assente o comunque accessoria. Iniziamo la nostra analisi proprio dalla prima categoria, quella delle produzioni video, mentre affronteremo il tema dei video social nel prossimo capitolo.
Prima di battere il ciak del vostro format digitale avrete bisogno di tre cose fondamentali. Una “bibbia” di ciò che andrete a girare, uno storyboard e soprattutto di dare una buona ragione ai futuri spettatori per vedere ciò che sarà il prodotto finale. Andiamo con ordine e partiamo dal testo sacro della produzione. Come forse avrete intuito, non ha però niente a che vedere con la parola di Dio: per “bibbia”, in questo contesto si intende l’insieme di informazioni che regolano la struttura del format come anche la sua produzione, distribuzione, promozione. È importante che l’impianto di ciò che andrete a girare sia assolutamente chiaro nella vostra mente così come in quella dei vostri collaboratori. Creare un documento di questo tipo a cosa serve? A mettere per iscritto e a esplicitare attraverso una serie di reference visive cosa volete realizzare, l’effetto che volete ottenere e il modo in cui volete raggiungere il pubblico di riferimento. Quali meccanismi narrativi avete intenzione di attivare, come vi aspettate che intervenga la grafica, quale sarà il tono della conduzione (se prevista), i movimenti e la quantità delle camere e in che maniera (una volta chiuso il video) distribuirete online il prodotto. Su che piattaforme caricarlo e in che modo sarà promozionato nei social, se prevedete di realizzare una serie di contenuti ancillari o meno e così via. Nel caso di format più ambiziosi può essere necessario anche una sorta di business plan produttivo che preveda un ammortizzamento dei costi e l’elenco delle attrezzature necessarie alla realizzazione del prodotto. Anche se come abbiamo detto a più riprese un format digital non ha lo stesso impatto economico della produzione di un film o uno show televisivo conviene arrivare preparati anche da questo punto di vista.
Avete presente la mitica scena de Le Iene di Tarantino in cui il poliziotto interpretato da Tim Roth è costretto a imparare a memoria una finta storia di trafficanti di droga per dare spessore alla sua copertura come infiltrato nella malavita? Pensate alla bibbia come a un documento del genere: bisogna curare i dettagli di un racconto e del suo setting in modo che sia quanto più reale non solo per gli spettatori che lo seguiranno il in tv ma anche per le maestranze, lo staff e gli autori che lo realizzeranno e che dovranno immaginarlo come reale ancor prima che sia prodotto. Il vostro compito come designer di questo contenuto complesso, o di showrunner come si dice ora, sarà quello di concentrarvi sul quadro d’insieme quanto sui dettagli ed essere in grado di portare l’idea generale messa giù su un pezzo di carta (tutti sono in grado di avere delle “idee”) fino a diventare un meccanismo concreto capace di funzionare in video vincendo l’attenzione del pubblico (pochi sono in grado di realizzarle in modo efficace). Più zoommerete passando dalle poche righe del concept di partenza verso i minuti dettagli e più vi renderete conto di quanto la teoria sia distante dalla pratica. Proprio questa attenzione ai vari aspetti, anche marginali, del progetto sarà ciò che permetterà a voi e a tutta la squadra di improvvisare quando sarà necessario (ospiti che saltano, produzioni che rallentano, i capricci dei talent etc.) perché avrete un sistema di riferimento fatto di regole, meccanismi, tempi e stili grafici ben definito entro cui muoversi con agilità e velocità.
Una volta che la “bibbia” sarà completa in ogni suo dettaglio e condivisa con il resto del team di lavoro e dell’organizzazione (così che anche i vostri superiori sappiano cosa aspettarsi dal vostro lavoro) sarete pronti per realizzare uno storyboard o una scaletta. Se la “bibbia” rimane un documento unico da consultare durante tutta la produzione del format invece di storyboard (nei video Unscripted si parla più facilmente di scaletta) bisogna realizzarne uno per ogni singolo video che andrete a girare. A meno che non si tratti di un format molto semplice e con poche possibili variabili (per cui può bastare anche in questo caso un unico storyboard da ripetere sempre identico) è necessario sapere volta per volta quali sono gli ingredienti della ricetta che avete in mente in modo da essere sicuri di averli messi tutti nel carrello prima di tornare a casa e mettervi a cucinare. Con la metafora culinaria intendiamo la quantità e le tipologie di inquadrature necessarie, le frasi e i contenuti che ritenete indispensabili alla riuscita del video, come i passaggi di montaggio e narrativi previsti tra una sequenza e l’altra. È più semplice uscire per un’escursione avendo a portata di mano la mappa del percorso in modo da non rischiare di perdersi strada facendo. A differenza del nostro “testo sacro”, che può essere molto specifico ed entrare nei piccoli dettagli, uno storyboard troppo dettagliato rischia di trasformarsi in una gabbia in cui rimanere chiusi. Per questo sarà sufficiente mettere in fila una serie di vignette, potete anche disegnarle se siete bravi, o fate uno schizzo che renda l’idea immaginando le varie scene a parole in brevissimi paragrafi.
Sarà questa la sequenza di immagini e momenti quella che utilizzerete come canovaccio della storia che state per raccontare. Le indicazioni devono essere abbastanza precise da mettervi in condizione di sapere come dirigere i vostri collaboratori (chi sta davanti la camera, il videomaker etc.) ma non così stringenti da impedire una percentuale di improvvisazione. Come vedremo tra poco, gran parte dei format digitali, per la loro struttura basica, si fondano sul raccogliere e documentare una reazione provocata dall’incontro di elementi tra loro distanti. Il divertimento e l’efficacia consiste nel mettere insieme ingredienti che abbiano un effetto esplosivo senza pretendere di conoscere con esattezza il risultato che ne scaturirà. Da qui l’indispensabile capacità di improvvisare andando, quando necessario, oltre lo storyboard di partenza e modificando o eliminando alcuni passaggi fino alla remota possibilità di dover addirittura stravolgere il progetto originale. Ricordate: anche il capovolgere un format è esso stesso un format, l’importante è che non accada in ogni episodio della serie. Qualunque rivoluzione, per quanto eccitante, ha il potere di venire a noia nel momento in cui diventa un’abitudine.
Il terzo elemento necessario prima di mettervi al lavoro è quello più importante, ma proprio perché è il meno tangibile è anche quello che più spesso viene dimenticato. L’idea e il meccanismo alla base di un format sono il cardine da cui dovrete partire. In molti pensano che basti girare qualcosa perché qualcuno lo voglia vedere, come se consumare un contenuto fosse un riflesso condizionato, proprio oggi che riuscire a essere rilevanti verso il pubblico rasenta l’impossibile. Sono tanti quelli che pensano cose tipo: «Mi son preso la briga di realizzare un video e di caricarlo su YouTube dove ci sono milioni di persone, vuoi che non lo vedano in migliaia?». La risposta è ovviamente affermativa: potete stare sicuri che nessuno vedrà il vostro video a meno che non ci sia un’ottima ragione per farlo.
È questo che intendiamo quando stressiamo l’importanza del concetto di format: ciò di cui avete bisogno è un gancio, una tecnica, un meccanismo narrativo o visivo che sia in grado di trasformare il racconto che avete in mente moltiplicando l’efficacia. Gli inglesi a volte lo definiscono un gimmick: un trucco, uno stratagemma, un espediente che rende il risultato finale più potente della somma dei singoli ingredienti. La guerra per l’attenzione è ogni giorno più feroce e se vogliamo avere anche solo una possibilità di vincerla dobbiamo partire armati per il fronte. Ecco dunque qui di seguito una serie di principi fondamentali su cui basare la costruzione di questo format e fornire agli spettatori una solida ragione per seguire il racconto che avete in mente.