3. Sei regole per disegnare il tuo contenuto
3.7 Nonsense
Una delle campagne di identità televisiva a cui rimango più legato è andata in onda nei primi anni di vita di MTV Italia. Ogni pillola aveva un setting e uno stile visivo diverso dalle altre. In meno di un minuto potevi vedere un pupo siciliano combattere dentro un acquario così come due impiegati litigare in una lingua sconosciuta all’interno di un magazzino abbandonato. Alla fine lo slogan era sempre lo stesso: «No Sense Make Sense On MTV». Un claim che da una parte ampliava la libertà editoriale del network (possiamo permetterci qualunque cosa) e dall’altra celebrava l’identità del canale più di quella dei programmi contenuti al suo interno. Proprio l’esperienza degli ident di MTV, e di questo in particolare, è la cosa più simile allo spaesamento visivo provocato dai meme online. Anche nel caso della Music Television si utilizzavano grafiche, immagini e mini-video di forte impatto visivo, in bilico tra ironia e puro nonsense, per puntellare un discorso altrimenti lineare, fatto di produzioni televisive e videoclip musicali.
Uno dei più antichi e più celebri tormentoni della rete è quello del “Dramatic Chipmunk”. Nel frammento di pochi secondi un inquietante cane della prateria (non uno scoiattolo) si volta verso la camera mentre questa zoomma sul suo viso, il tutto condito da una colonna sonora horror (citazione del film Frankenstein Junior di Mel Brooks). Perché questi pochi secondi di video sono diventati così popolari online? Perché fanno ridere, certo, così come moltissime altre pillole che non hanno avuto un millesimo del successo di questo meme. Questo elemento di casualità e di assenza di senso, almeno inteso nella sua forma tradizionale, è il più grande legame tra la cultura di MTV e dei suoi video musicali e quella di YouTube e dei meme che l’hanno sostituita. Come al tempo un canale televisivo composto da video musicali prodotti da altri (case discografiche, artisti) fondava la propria cifra stilistica sui riempitivi grafici (ident, promo, così via) che si alternavano tra una clip e l’altra così oggi la comunicazione online non può fare a meno di una dose di assurdità.
Se la nostra vita online si svolge in un contesto di narrazione diretta in cui la comunicazione accade tra due entità che esistono sullo stesso piano, allora lo sguardo in camera del “Dramatic Chipmunk” è un movimento che sfonda la quarta parete in cui è l’internet stesso a guardarci in faccia e chiederci cosa ci facciamo lì. Questo stesso schema visivo fatto da zoom+musica inquietante è replicato e messo a disposizione degli utenti anche nei filtri delle storie di Instagram. Sono pochi i meme a diventare così popolari da trasformarsi in funzioni tecnologiche di una delle piattaforme più diffuse al mondo.
Dopo aver dosato con ogni ingrediente e analizzato cosa funziona davvero non dimentichiamo di inserire ogni tanto un elemento di follia alla nostra narrazione. Un easter egg che giustifichi e impreziosisca il resto, e che sia capace di aprire un livello di lettura differente nel racconto perché ci lascia l’illusione di uscire, anche se solo per qualche attimo, dalla rete in cui stiamo navigando, verso l’immensità di ciò che dobbiamo ancora scoprire.